Serena Carbone
Lavorando insieme sullo "stigma" del quartiere Caina di Carrara
, Intervista di Serena Carbone a Bianco-Valente.

Si dice che il nome del quartiere Caina di Carrara tragga la sua origine dal toponimo Cauvina. Certo è che il complesso di edilizia popolare costruito nell’immediato dopoguerra per ospitare gli operai che lavoravano nelle cave, è ubicato tuttora nella strada che conduce dalla città ai bianchi marmi. Qui Bianco-Valente, duo di artisti con base a Napoli, attivi dagli anni Novanta sulla scena italiana e internazionale soprattutto nell’ambito dell’arte pubblica, ha realizzato l’opera “Le stelle brillano fin quando le guardi”.

Bianco-Valente, Le stelle brillano fin quando le guardi, quartiere Caina, Carrara, 2026

Serena Carbone: Raccontatemi un po’, come nasce il progetto?

Bianco- Valente: L’opera è stata realizzata nell’ambito di C.O.M (City Open Museum), un progetto finanziato con i fondi del PNRR e di cui l’Accademia di Belle Arti di Carrara è capofila. All’interno di un programma molto denso che ha visto il coinvolgimento degli studenti e degli abitanti attraverso workshop, talk, mostre, spettacoli teatrali e concerti, si è sviluppato anche il nostro progetto, curato da Fabiola Manfredi, che verrà inaugurato in contemporanea all’opera di Flavio Favelli Viceversa. Una pittura su pietra.


S.C. Nello specifico cosa vi è stato commissionato?

B.V. Il Direttore dell'Accademia, Marco Baudinelli, ci ha chiesto di immaginare un intervento volto a valorizzare il quartiere Caina, da porre in dialogo con il muro di contenimento della collina che fronteggia gli edifici. Il quartiere, nato nel dopoguerra per rispondere a una specifica emergenza abitativa, nel tempo si era trasformato in un luogo di degrado e abbandono. Nel 2011 l’Amministrazione Comunale ha deciso così di abbattere gli edifici con la dinamite. Ricostruiti nello stesso luogo, con criteri più funzionali, nel 2017 i palazzi sono stati consegnati alla cittadinanza. Da allora il Laboratorio Nuova Caina si è attivato per scongiurare i problemi che in passato avevano segnato il quartiere: cura le relazioni fra gli abitanti, propone incontri, spettacoli, concerti e, grazie alla partecipazione degli stessi abitanti, è nata anche una biblioteca di quartiere che oggi conta oltre mille volumi.

Bianco-Valente, Le stelle brillano fin quando le guardi, Carrara, foto di Enrico Amici, 2026

S.C. Come di consueto nel vostro lavoro, che si sviluppa per lo più attraverso pratiche relazionali, basate sul confronto con il luogo e il dialogo con le persone che lo abitano, avete usato le parole.

B.V. Nel settembre 2025 abbiamo avviato il progetto con dei sopralluoghi nel quartiere. Il primo incontro è stato con l'Associazione Spazio Alber1ca grazie alla disponibilità di Marina Babboni; la sua profonda conoscenza del contesto, unita a una solida esperienza nel lavoro di relazione, ha rappresentato un fondamentale punto di riferimento. Il suo contributo è stato determinante per instaurare un dialogo con il Laboratorio Nuova Caina (un progetto nato all’interno di Spazio Alber1ca) che ci ha permesso di incontrare i residenti. Abbiamo lasciato quindi che fosse l’interazione con il luogo e con chi lo abita a indicarci la strada. Da alcuni anni avevamo in mente una suggestione sul concetto di bellezza e sul fatto che può essere fonte di luce solo ciò che viene vissuto, curato e apprezzato dalle persone, e il nostro incontro con Caina si è rivelato l’occasione per formalizzare quella suggestione in un’opera: Le stelle brillano fin quando le guardi.

Bianco-Valente, Le stelle brillano fin quando le guardi, Carrara, foto di Enrico Amici, 2026

S.C. Vi siete ispiratati a qualcuno?

B.V. Ci siamo ispirati a una canzone del musicista e poeta Enzo Gragnaniello, rielaborandone un inciso del testo.


S.C. Quale specificità avete riscontrato nel quartiere rispetto agli altri contesti in cui avete lavorato?

B.V. Durante un incontro con gli abitanti di Caina è emersa subito la parola stigma: la paura, per chi vive in un quartiere di case popolari periferico, di essere additato come un problema, una fonte di degrado e malaffare in un luogo in cui non si va con piacere. Abbiamo subito chiarito che siamo esperti di stigma, vivendo noi stessi in un quartiere stigmatizzato (la Sanità) di una città stigmatizzata, ma abbiamo anche messo in chiaro che nei centri storici omologati dalla gentrificazione non nasce niente di buono. La bellezza, e le storie che poi vengono raccontate e rappresentate, nascono dai piccoli (o grandi) conflitti quotidiani, dalla convivenza forzata con persone che sono molto diverse da te nell’approccio alla vita.

Bianco-Valente, Le stelle brillano fin quando le guardi, Carrara, foto di Enrico Amici, 2026


S.C. Cosa significa per voi oggi lavorare in relazione agli altri?

B.V. È una domanda spinosa. La parte della risposta su cui metteremmo la mano sul fuoco è che ci vuole grande rispetto per le persone che si incontrano e che bisogna essere assolutamente sinceri nel proprio agire. La parte difficile della risposta è che oggi, con la crisi finanziaria che attanaglia le gallerie e l’aumento esponenziale delle forme di finanziamento per gli interventi nello spazio pubblico, siamo entrati in una sorta di omologazione: tutti fanno tutto.
Lavorare interagendo con i luoghi e le persone significa, per noi, lasciare a casa l’ego e le modalità di produzione tipiche dell’arte pensata per gallerie e musei.

Bianco-Valente, Le stelle brillano fin quando le guardi, Carrara, foto di Enrico Amici, 2026

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Testo pubblicato su Il Manifesto del 14 agosto 2026.

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