Benedetta Carpi De Resmini
Benedetta Carpi De Resmini in dialogo con Bianco-Valente, 2024

Benedetta Carpi De Resmini
Prima di entrare nella dimensione del progetto e ragionare sull’esperienza in sé, vorrei avviare questo dialogo con il primo spunto che abbiamo condiviso al principio: la scelta di lavorare sulle connessioni. L’immagine che è emersa immediatamente ai miei occhi è stata proprio l’opera La mia generazione: espressione del legame che avete percepito, delle persone con il territorio. Ercolano ha delle radici profonde che emergono in superficie, un po’ come un rizoma definito come un fusto perenne, prostrato e per lo più sotterraneo. Ha un aspetto che ricorda quello della radice, dalla quale però si distingue perché è diviso in internodi. Vorrei riflettere con voi su questa grande metafora del Rizoma e della radice che ha una struttura diffusiva e reticolare, anziché arborescente. Ritengo sia interessante come nella varietà delle esperienze, nella eterogeneità del modo in cui elaborate le opere, negli infiniti modi in cui producete gli scambi di parole e di immagini è lì che riuscite a far emergere il punto di insorgenza della differenza.  Cosa vi ha condotto a trasformare questo codice di connessioni (QR Code) nella metafora della rete di internodi? Cosa immaginavate all’inizio e cosa avete colto nella città antica e attuale una volta che avete cominciato a percorrerla?

Bianco-Valente, Seconda mano, Ercolano, 2024

Bianco-Valente
A Ercolano immaginavamo di dover attivare delle interazioni con persone più dure, un po’ perse dietro alle strette contingenze del quotidiano, ci ha invece molto sorpreso scoprire che esiste un ampio margine di dolcezza nelle persone, soprattutto nelle giovani generazioni, ma non esclusivamente in queste. Abbiamo conosciuto commercianti attivi anche come artisti visivi, giovani imprenditori pronti ad operare come produttori musicali, artigiani che sorridono e hanno la luce negli occhi mentre ti parlano della missione che si sono dati: mettere al mondo bellezza.
Dopo qualche puntata a Ercolano ci è sembrato che i duri, quelli  con lo sguardo corto che corrono appresso al quotidiano, fossimo noi. Abbiamo così deciso di seguire i flussi energetici che emanano le persone, ascoltato le storie, provato a leggere gli sguardi, le posture, i gesti. Abbiamo guardato il dito, ma anche la Luna.

Bianco-Valente, Seconda mano, Herculaneum, 2024

Benedetta Carpi De Resmini  
È interessante notare come tutto ritorna all’idea del flusso energetico, della trasmissione di informazioni ed energia tra persone. Come in molti vostri lavori emerge in maniera forse più metaforica la dimensione della rete, che rappresenta la sintesi di uno spazio concreto o virtuale, investendo un gruppo più o meno ampio di interlocutori: gli abitanti di Ercolano. In questo caso la rete si fa nodo e poi tessuto: a chiave in questo lavoro è stata un’immagine votiva della Madonna dell’Arco che accanto aveva una serie di nodi. Potete raccontarci il processo teorico, visivo e di relazioni umane che ha portato alla realizzazione delle due maggiori installazioni (Piazza di Via Mare e Seconda Traversa Mercato)?

Bianco-Valente
Ercolano è una terra di ritorni, molti dei ragazzi e delle ragazze che hanno lasciato la città per studiare o cercare lavoro, decidono a un certo punto della loro vita di tornare. Si attivano, spesso insieme ad altri, per far germogliare qui il loro futuro, è come se sentissero il bisogno di onorare una promessa ancestrale fatta a questa terra.
Da queste considerazioni, e dal fatto che la città ha una grande tradizione marinara, fatta anche di persone che si imbarcano per lavorare come marittimi, nasce l’atto performativo Seconda mano.
I laboratori e gli incontri che abbiamo tenuto a Ercolano sono stati l’occasione per chiedere a due persone per volta, di età o storie di vita diverse, di cooperare per legare insieme due corde con un nodo. Ognuno poteva utilizzare una mano sola, rendendo così necessaria una buona coordinazione di movimenti e di intenti per riuscire nello scopo. Il nodo è una metafora del legame che le persone esprimono col proprio territorio; la seconda mano non è la propria, ma quella dell’altra persona che si ha di fronte, con cui bisogna imparare a cooperare per raggiungere traguardi che da soli sarebbe impossibile superare.


Bianco-Valente, Seconda mano, Ercolano, 2024


Benedetta Carpi De Resmini 
In ultimo l’installazione di via Panto, un QR Code che collega quelle due sopra menzionate, rappresenta il fil-rouge che corre sottotraccia. In questo caso il codice, che in un’opera del 2015 si legava al processo di sviluppo, qui simbolicamente è legato ad un’unica fotografia iconica realizzata all’interno del Warehouse Vintage Store che ritrae il movimento di selezione e controllo degli abiti e che trae ispirazione dalla tradizione locale tipica del mestiere di vendita, tramandato oramai da generazioni. Il gesto ancora una volta in questa triplice installazione diventa preponderante: il gesto delle “seconde” mani, il gesto del controllo abiti; il gesto fisico, l’esplorazione di un ambiente di estensione reale, diventa definitivamente mentale e memoriale. Non trovo casuale, in questo senso, che nell’opera, in maniera contraria a quanto di solito accade, la ripresa dal vero non sia diretta ma filtrata attraverso un QR Code. Come se il codice costituisse il diaframma tra interno e esterno, come se ci fosse la necessità di ritornare a un non luogo di appartenenza, da cui prende avvio ogni altra necessaria ricerca di legami.

Bianco-Valente
Il gesto di sollevare un abito con entrambe le mani, per farne una veloce scansione visiva che ne permetta la selezione, è diventato fin dal secondo dopoguerra uno dei rituali maggiormente praticati in città, da chi deve organizzare i vestiti in categorie per poi rivenderli, ma anche dai tanti acquirenti che ancora oggi affollano il mercato di via Pugliano.
Le braccia alzate che tendono un vestito usato, e tutte le storie di vita vissuta che questo capo si porta dietro e ci comunica in pochi attimi, sono diventate per noi uno scenario imprescindibile per provare a raccontare le tante sfaccettature di questo territorio.
Abbiamo voluto lasciare una traccia tangibile della nostra esperienza a Ercolano attraverso le opere che parlano dei legami fra le persone e la città, ma anche una traccia immateriale con un QR code installato in via Panto, che permetta di immergersi in una sorta di diario che racconta il nostro viaggio fatto di tanti incontri e nuove connessioni.

Bianco-Valente, Questo insieme, Ercolano, 2024


Intervista pubblicata su Connecting Code Ercolano, Un progetto di Bianco-Valente, a cura di Benedetta Carpi De Resmini, Ed. Aste & Nodi, 2024, 128pp. ISBN 9791298533417

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