
Il progetto Connecting Code nasce dalla volontà di affiancare realtà che da anni lavorano sul territorio di Ercolano a compiere un ulteriore passo per aprire lo spazio chiuso della città antica alla città di Ercolano e viceversa.
Quindi l’intento era di schiudere metaforicamente e realmente lo spazio isolato del sito archeologico e il quartiere di Via Mare che lo affianca, ai quartieri limitrofi del centro storico e della città moderna.
Lo spazio potente delle antiche rovine e la recente riqualificazione urbana del quartiere di Via Mare non erano sufficienti da soli a generare le trasformazioni sociali e culturali che si erano prefissati, rischiando di rimanere relegati ad una percezione e fruizione bidimensionale.

Come dicevano Deleuze e Guattari: «Il molteplice bisogna farlo, non aggiungendo sempre una dimensione superiore, ma al contrario il più semplice possibile, a forza di sobrietà, al livello delle dimensioni di cui si dispone.» (Millepiani).
L’intuizione è stata di usare l’arte contemporanea come strumento per dare nuovi impulsi alla rete composta da Istituzioni e Enti del Terzo Settore (Parco Archeologico di Ercolano, Comune di Ercolano, Packard Humanities Institute, Museo Archeologico Virtuale insieme a Variabile K, Seme di Pace, Locanda di Emmaus) e grazie all’incontro con CAP - Cities Art Projects legare più punti apparentemente lontani e distinti.

Proprio pensando a quel divenire, che è stato a lungo spiegato da Deleuze e Guattari, ho pensato a Bianco-Valente per arrivare a tessere punti apparentemente lontani. Come per i filosofi francesi, per il duo artistico il divenire non è produrre, arte pubblica non è produzione anzi, è proprio il suo contrario: è alleanza. La chiave del progetto è proprio quel punto di connessione, quel “tra”, il trattino del loro nome, connaturato in loro e profondamente legato alla loro creazione, alla loro metodologia. Il divenire per Bianco-Valente è il porsi nella condizione di essere in ascolto, è il farsi tutt’uno con l’altro e con il reale.

Così nasce Connecting code. Questo codice di connessione ha guidato il progetto, ogni incontro è nato quasi per contagio di traiettorie divergenti e fino ad allora autonome. La mappa del territorio di Ercolano è diventata un rizoma che si sviluppa secondo un modello decentrato in cui non c’è gerarchia e in cui ogni parte può essere connessa a un’altra. L’incontro con le associazioni della venerata Madonna dell’Arco a Pugliano e soprattutto con un’iconografia votiva legata alla madonna che scioglie i nodi, ha rappresentato la chiave di apertura delle lunghe traiettorie percorse durante il progetto.

In una visione rizomatica il punto di insorgenza tra il Parco Archeologico e Ercolano città si è situata proprio tra il culto della Madonna dell’Arco e le attività legate al mercato del vintage. La linea di connessione è stata lavorare nel “tra”, in mezzo, nelle fratture.
Se i nodi metaforicamente rappresentano i legami, le relazioni che si sciolgono, che si consolidano oppure le difficoltà di incontro, in questo progetto i nodi hanno rappresentato il filo conduttore tra un’infinità di rapporti più o meno composti. Riuscire a fare un nodo con la seconda mano, è stata la sfida offerta dagli artisti ad ogni laboratorio. Incontrare l’altro attraverso la propria seconda mano è il cuore di quest’opera diffusa, perché è nel disagio, nella difficoltà che ci si pone nella dimensione del “tra” di intermezzo.
Seconda mano è anche un altro nucleo della rete diffusiva e reticolare del progetto, il mercato del vintage di Pugliano conosciuto anche come “Mercato di Resìna” (dal vecchio nome della città): il più famoso mercato di abiti usati dell’intero centro sud Italia.

Il mercato tutt’oggi molto attivo risale alla metà degli anni ’40 del secolo scorso, subito dopo lo sbarco degli alleati in Italia, e si occupava principalmente della rivendita di divise militari lasciate dagli americani stessi. Bianco-Valente hanno congiunto l’anima artigianale di Ercolano con quella classica e storica dei mosaici del Parco Archeologico. Le seconde mani e quindi il mercato dell’usato appaiono nei riquadri della piazza prospiciente il Parco Archeologico, così come gli antichi mosaici ritornano accanto al Museo Archeologico Virtuale (seconda traversa mercato) cuore della città.
Si tratta di un imponente mosaico realizzato con le antiche tecniche rintracciate negli scavi di Ercolano, situato nella Seconda Traversa Mercato. Ciò che rende questa opera unica non è solo il suo materiale, ceramiche d’uso quotidiano fornite dagli abitanti di Ercolano, ma l’essere riusciti a vedere le cose da punti di vista diversi, l’essere riusciti a sovrapporre piani apparentemente distanti in un tutto unico che non fa differenze tra il noi – comunità - e il resto – archeologia. Anche qui il nodo appare al centro del mosaico creato metaforicamente dal tessuto umano che lo ha sollecitato. È quel punto di congiunzione deterritorializzato, è intessere e inter-essere, è inter-mezzo tra il cuore di Ercolano città e quello di Ercolano scavi.

È bene comprendere che l’opera diffusa non può essere intesa come risultante di un sistema definito di azioni sul territorio o come una creazione il cui obiettivo è già noto in partenza: il progetto rappresenta bene quella dimensione di intermezzo. Gli artisti pur coscienti di muoversi entro un contesto e una comunità specifica, hanno raggiunto un obiettivo non previsto e in parte sorprendente rispetto alle informazioni che avevano in partenza. Il codice di connessione, il QR Code che ha dato nome al progetto, a cui tutto è legato e che simboleggia quel “tra” del mondo reale con il mondo multimediale, è il divenire di cui parlavo all’inizio.
Ciò che segue è quel luogo nel multiverso dove si
creano connessioni, una macchina reale ed astratta, individuale e universale che raggruppa un’infinità di particelle sotto un’infinità di rapporti, punto massimo di contatto tra epoche e mondi diversi.

Il QR Code è parte dell’opera diffusa: posizionato nel cuore del mercato vintage di Resina in via Panto, come mosaico di tessere in bianco e nero, è anche legato a ciascuna delle altre due installazioni. Questo codice rimanda ad una fotografia iconica realizzata all’interno del Warehouse Vintage Store che ritrae il movimento di selezione e controllo degli abiti e che trae ispirazione dalla tradizione locale tipica del mestiere di vendita, tramandato oramai da generazioni. In questo caso come spesso accade nelle loro opere, la ripresa dal vero è privata dei suoi caratteri standard, anch’essa collocata in quella terra di mezzo, che non appartiene più all’Io ma al noi.
Testo pubblicato su Connecting Code Ercolano, Un progetto di Bianco-Valente, a cura di Benedetta Carpi De Resmini, Ed. Aste & Nodi, 2024, 128pp. ISBN 9791298533417