Gianni Romano - Bianco-Valente, 1998
 

Dal 1995 Giovanna Bianco e Pino Valente realizzano delle immagini videodigitali che vengono mostrate come video oppure successivamente "fermate" e trasferite su altri supporti. Il video cattura le immagini che vengono poi trattate con una macchina fotografica digitale, con lo scanner, e stampate su tela o su pvc.
Questa "pausa" tecnica è necessaria alla finalizzazione dell'opera, dell'Immagine finale da consumare, ma nel loro caso assume anche ulteriori connotazioni. Lo scarto tra l'immagine in movimento e l'Immagine fissa produce una strana tensione, tanto più che i loro video sembrano eccessivaniente lenti, mentre le loro fotografie conservano la tradizionale qualità dinamica della fotografia.

Anche i titoli di queste opere (Transito, R.E.M., Lost, Mind Landscape, Deep in my mind...) allontanano la giovane coppia di artisti dall'ipotesi di un loro distratto tergiversare nel glamour dell'immagine tecnologica e suggeriscono una dimensione più umanistica: un'atmosfera interiore che permetta un discorso sull'uomo piuttosto che sulle ultime mirabilie tecnologiche.
In effetti Bianco-Valente confermano un'impostazione diversa della poetica che scaturisce dalle loro immagini: "Ci piacciono le immagini elettroniche, il loro povero potere risolutivo, la loro natura che le genera evanescenti e non durature. Ci piace la loro similitudine con le immagini mentali che noi percepiamo come chiare e definite da qualche parte nella nostra mente, mentre non sono altro che il momentaneo ricomporsi di oscuri ed íperframmentati codici biochimici".

Fermare le immagini è un'operazione che rimanda immediatamente ad una delle questioni estetiche di fine secolo, la perdita di memoria; la capacità tecnologica di immagazzinare immagini e l'incertezza di non sapere quali immagini conservare. Se, da una parte, gli strumenti di registrazione elettronica invecchiano rapidamente, il loro degrado ci espone al rischio di "dimenticare" tutto ciò che nel corso degli anni abbiamo provato a conservare.
Bianco-Valente rispondono con la persistenza dei ricordi, delle immagini che testimoniano di un vissuto significativo, con tutti quei processi di attività cerebrale e di selezione che facevano dire a Leonardo che "l'arte è cosa mentale" e non un semplice stratagemma per inventarsi l'immagine del momento.
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Tratto da: Bianco-Valente, di G. Romano, Zoom sett./ott. 1998

 
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