Emma Zanella, Segni visibili di una realtà invisibile, 2008
 

Non intendo entrare nel dibattito complesso, il più delle volte schematico e poco fecondo, circa la lettura, la classificazione, la definizione di quella che, fin troppo genericamente, viene chiamata videoarte. Questo non certo per disinteresse verso le teorie ma perché credo che ormai gli artisti, nella fattispecie Bianco-Valente, si muovano ben al di là delle definizioni, nella prassi viva di tutti i giorni.

I loro lavori accolgono infatti molti dei sistemi visivi creati con mezzi elettronici, video installazioni, foto e disegni digitali, installazioni sonore e interattive tanto da garantire un'ampia libertà di pensiero in questo intricato mondo.

Bianco-Valente vi portano un'estetica complessa, stratificata, ben lontana dalla sudditanza rispetto al mezzo elettronico ed anzi capace di piegare quest'ultimo a una sorta di mondo immaginifico, poetico, che cambia, devia, si ridefinisce entrando nei meandri dell'uomo, nei suoi pensieri, nella sua mente.

Le opere di Bianco-Valente non sono mai fredde. Aprono al contrario la ricerca ad un confronto stringente e emozionante tra “razionalità e umanizzazione” (1), ad un cammino in cui singolarmente e nella loro unità di vita e d'arte “[…] restano spettatori e protagonisti allo stesso modo, totalmente coinvolti in un percorso filosofico che sembrerebbe più linea che segmento […] quel percorso che è l'analisi della vita, delle sfumature, delle reazioni, delle relazioni, delle possibilità di studio e di conoscenza”, come evidenzia Del Vecchio nel testo citato in nota. (2)

Le opere di Bianco-Valente non inducono tuttavia ad una lettura (o immersione) spensierata. Tutt'altro.
Certamente la loro coerenza poetica, “calda” e suadente, ci richiama come fanno le Veele (3) e ci spinge ad entrare in ambienti suggestivi e totalizzanti in cui le coordinate tradizionali di spazio e tempo si perdono e annullano in un magma in metamorfosi. Qui non troviamo temi che forzano e dimostrano la brutalità e la crudezza del vivere quotidiano.

Al contrario le riprese sono spesso naturali e vicine a noi: nuvole in movimento (When the Sun Touches You , 2007), cieli infiniti, sguardi che si alzano attratti dalle ramificazioni degli alberi (Tempo universale , 2007) o dal movimento ritmico di un'altalena (Fortify my Arms , 2004), figure umane che si muovono nella natura (Spread, 2004; RSM, 2005), paesaggi infinitamente piccoli o infinitamente grandi, frammenti di viaggi, mappe aeronautiche, sistemi di posizionamento utilizzati dalle navi in mare aperto (Relational Domain , 2005; Reactive , 2006, 2007; Over the Noise Floor , 2007), universi paralleli o sovrapposti, codici mentali di orientamento, frammenti piegati in un unico fluente divenire.

Serpeggia tuttavia una grande inquietudine, un senso di disagio che nasce da un singolo particolare o dall'insieme, dalla cromia innaturale che trasforma figure e paesaggi dalle forme inafferrabili, ombre elettroniche che non hanno una loro sostanza, dai punti di riferimento che cambiano in continuazione. “Chi si cela dietro queste macchie sfuocate? Automi, fantasmi, alieni?” si chiede giustamente Bruno Di Marino (4) “[…] a parte rare occasioni, questi esseri nelle foto e nei video non hanno volto, sono entità misteriose che attraversano spazi naturali e urbani, ‘animali' notturni colti nel momento della fuga […]”.

La messa in scena di Bianco-Valente è insomma, a tutti gli effetti, una decostruzione spiazzante, ma simbolicamente forte, dei frammenti di vita piccoli e grandi che ci circondano e che sostanziano l'universo.

Le loro immagini non hanno una genesi solo informatica, non sono scaricate dal computer per intenderci, bensì affondano quasi sempre le proprie radici dentro alla realtà, viaggiando dunque in un universo inafferrabile e indefinibile.

Proprio questa presa sulla realtà mi pare significativa perché radica il loro operato in una zona di confine, interessante e attuale, tra visibilità e invisibilità, tra concreto e immateriale, tra organico e inorganico, in una continua dialettica dualistica che non è dovuta solo al lavoro di coppia, ma anche ad una precisa scelta estetica, ad un particolare sguardo sul mondo.

“Ci affascina la dualità tra il corpo e la mente: una struttura organica di carne, definita e limitata nello spazio e nel tempo, che porta in giro la mente, un fenomeno spontaneo senza confini apparenti, totalmente libero e autoreferenziale” – dichiarano gli artisti – “Cerchiamo i confini di questo spazio immateriale che abita le circonvoluzioni della corteccia cerebrale, per capire se e dove sia possibile individuare un piccolo punto di contatto che lega indissolubilmente i due domini […]”. (5)

Ovviamente, parlare di presa sulla realtà non è parlare di realismo: la realtà non è il fatto o la cosa rappresentata e ogni elemento di racconto è escluso dalle loro opere.

La realtà è la conformazione di forme e spazi fluidi che assumono sembianze inafferrabili e sempre differenti. Tanto che Bianco-Valente, per accentuare l'imprendibilità della visione, usano immagini sfocate, mosse, a bassa definizione, estremamente volatili e alterate nei colori, così da levare loro ogni aspetto veristico e rappresentativo e da evocare la struttura informe del meccanismo con cui si attuano le complesse dinamiche cerebrali. La bassa qualità formale dell'immagine video o il brusio disturbato delle vecchie registrazioni sonore assumono per Bianco-Valente un preciso significato emozionale ed espressivo. Sono, a tutti gli effetti, una cifra stilistica precisa e in sé caratterizzante.

Dunque immagini liquide, organiche e rarefatte di spazi naturali: “come se ogni luminosa particella […] fosse accompagnata da una piccola sacca d'ombra in cui vive la memoria dell'immagine stessa […]” scrive Elena Volpato nel testo qui pubblicato, sottolineando la struttura pulviscolare dell'immagine elettronica di Bianco-Valente, strumento di registrazione visiva e sonora del mondo.

Anche il suono ha quindi un ruolo compositivo fondamentale, perché contribuisce a innescare la fluidità e l'indeterminatezza spazio-temporale delle loro opere. Sono phoney, suoni spezzati, pulviscolari, rumori che si muovono nell'universo, onde radio rubate da registrazioni che vogliono cogliere proprio la fluidità di ciò che ci circonda. Sono suoni del mondo. In Over the Noise Floor (2007) i suoni che accompagnano la visione sono registrazioni di segnali a onde corte utilizzati dai sistemi di posizionamento tanto aerei quanto navali. Suoni incredibili, ad un tempo corporei, per la loro reale esistenza, e incorporei, per l'immaterialità e l'indecifrabilità del loro insieme e del loro fluire.

La linearità continua del loro lavoro-pensiero costituisce l'indefinibile trait-d'union tra vita e arte di Bianco-Valente: come nell'arte l'opera Unità Minima di Senso (biro su carta , 2002) è una vera e propria striscia di carta che si allunga vieppiù con la scrittura di ciascun artista in un dialogo senza inizio né fine (come distinguere ciò che è arte da ciò che è agire quotidiano in questa operazione?) così il progetto RSM (6) di cui molto si è detto e si è scritto, nato da una scelta di vita quotidiana, ha profondamente inciso sul loro lavoro.

Dal 2001 la consapevolezza di agire, vivere, operare in un dominio relazionale, in una sorta di rete che collega un punto all'altro anche nella fluidità della libera scelta, ha profondamente influenzato il loro lavoro d'artisti, la loro prospettiva spazio-temporale. Tanto che i loro video sono oggi preferibilmente installazioni, ambienti totalizzanti e completamente coinvolgenti e che nell'ultimissimo lavoro prodotto appositamente per la GAM (7), The Effort to Recompose my Complexity (2008), ancora in elaborazione ed esposto nella sua prima fase presso la Galleria Contemporaneo di Mestre (8), arrivano ad unire in modo ancora più indissolubile tutti gli stilemi tracciati fin qui: immagini video, disegni digitali, linee di connessione, mappature, come se la poetica di Bianco-Valente si fosse davvero condensata in un unico importante e ambizioso lavoro.

Ambizioso perché non è la mappatura di un luogo fisico o geografico quanto piuttosto la metafora della complessità interiore dell'artista, dell'unità e dell'entità Bianco-Valente che si interroga sulla propria indefinibile complessità, di pensieri, sentimenti, emozioni, relazioni, ricordi, paure, speranze, destini.

In una recente intervista (9) dedicata nello specifico alla nuova opera Bianco-Valente si sono effettivamente riferiti alla loro collaborazione come a una vera e propria ENTITÁ, dotata di una precisa autonomia artistica e di pensiero che va oltre l'individualità dei componenti della coppia artistica:

“[…] quando, come in questo caso, usiamo per i titoli delle nostre opere la prima persona singolare, essa si riferisce all'entità Bianco-Valente [...] alla fine Bianco-Valente è un'entità unica che produce opere e pensiero unico […] la sommatoria delle nostre spinte genera il lavoro e le opere. […] In Unità Minima di Senso , per esempio, il lavoro è stato compiuto da entrambi in maniera separata […] però in ultimo tutto è stato mischiato insieme, intricato e perciò reso indissolubile”. (10)

I disegni digitali, le continue ramificazioni e deviazioni che si rincorrono (per la prima volta realmente) a parete sono la rappresentazione grafica di tale complessità nella quale Bianco-Valente, e tutti noi, ci muoviamo continuamente.

Le carte appese secondo un percorso casuale e non preordinato, sono unite da rette lunghe e brevi che tracciano infiniti percorsi e possibilità di relazione e che rappresentano graficamente la connessione che sempre esiste tra tutte le cose e che, tra l'altro, sta alla base del progetto di viaggio RSM , guidato dalla consapevolezza della presenza di fili più o meno visibili che sostanziano l'agire umano in ogni sua fase.

La proiezione video, in corso di montaggio proprio in questi giorni, sarà il legante dei singoli interventi, la manifestazione del trascorrere del tempo e dell'immersione in un pensiero leggero e inafferrabile.

Con questa opera, che entrerà come si è già detto a far parte permanentemente della GAM viene dunque rafforzato il ruolo del museo, non come semplice ricettore di esposizioni preordinate e preconfezionate, bensì come luogo di ricerca e di sostegno per gli artisti, per il pubblico e, naturalmente, per gli addetti ai lavori.

Già con Zone Artistiche Temporanee (2004) (11), si è dato avvio con gli artisti invitati alla progettazione, produzione e realizzazione di ben tredici opere di public art , di cui undici sono oggi nelle collezioni del museo, tra i lavori più importanti dell'ultima generazione di artisti italiani conosciuti internazionalmente.

La strada tracciata da Z.A.T. è proseguita nel 2007 con l'opera Europa (2007, disegno murale dinamico) progettata e prodotta per la GAM da Marcel.lì Antúnez Roca per la mostra Interattività Furiosa . Pre-interattività e sistematurgia (8 marzo-29 aprile 2007); nel 2007-2008 con le opere site specific progettate e realizzate da Enrica Borghi, Alice Cattaneo e Name Diffusion per Le trame di Penelope (10 novembre 2007 – 10 febbraio 2008) e oggi con visibile invisibile di Bianco-Valente.

La GAM con questa e con le altre iniziative si pone così nella prospettiva di operare attraverso l'attività espositiva un vero e proprio investimento culturale e patrimoniale per l'intera città, nella convinzione, rara in Italia, che per un museo d'arte contemporanea le mostre siano un'insostituibile occasione per consolidare la collezione permanente, la mission del museo e la sua identità.

Visibile invisibile infine si presenta come un importante momento di studio e di ricerca sulle arti contemporanee, inserendosi primariamente nel dibattito tra arti e filosofia che anche quest'anno caratterizzerà l'ormai atteso appuntamento del Festival Filosofarti (a cura del Teatro delle Arti di Gallarate e della Fondazione Culturale 1860 Gallarate Città), con il quale storicamente collaboriamo. Ad esso la mostra vuole offrire un contributo specifico e significativo, volto a sottolineare l'interesse del museo verso i valori e le norme estetiche che le nuove generazioni applicano ad esperienze di vita e di cultura assolutamente non raffrontabili con quelle delle generazioni precedenti e, nello specifico, l'interesse per i media tecnologici che creando nuove possibilità di espressione ridefiniscono i parametri estetici tradizionali.

Tema di grande attualità cui abbiamo voluto dedicare in apertura della mostra anche il convegno Et ernità presente. Senso ed esperienze del tempo nella società digitale a cura di Alessandro Ludovico, Tommaso Tozzi e Francesca Marianna Consonni, responsabile del nostro dipartimento didattico, cui dobbiamo anche la nuovissima pubblicazione Wok City Map , sul tema del viaggio.


Note
1) G. Del Vecchio, Bianco-Valente. Tra Newton e Cartesio , in Bianco-Valente/Meu mundo é hoje , Napoli 2007.
2) Ibidem
3) Spiriti femminili del folklore dell'Europa Orientale, le Veele sono famose per le loro doti incantatrici.
4) B. Di Marino, L'arte come science-fiction, in Bianco-Valente/Meu mundo è hoje , Napoli 2007.
5) cfr. www.bianco-valente.com , testi.
6) Il progetto RSM di Bianco-Valente è iniziato nel 2001 con l'intento di verificare su se stessi la veridicità di un'antichissima teoria astrologica/astronomica, ricodificata negli anni Settanta ad opera di Ciro Discepolo, che presuppone l'esistenza di cicli annuali a cui ogni essere vivente è legato e la possibilità, spostandosi sulla Terra al rinnovarsi di ogni ciclo, di influenzare gli avvenimenti futuri. Da qui i due viaggi annuali “programmati nella casualità” di Bianco-Valente che dal 2001 hanno caratterizzato la loro vita personale e di coppia e, per noi più interessante, artistica. Sebbene infatti RSM non sia ancora stato formalizzato come vera e propria opera, l'operazione ha evidentemente influenzato alcuni degli ultimi lavori, tesi all'accentuazione dell'idea di viaggio, di spostamento, di relazionalità e di connessione.
7) Le mostre temporanee alla GAM sono da sempre state un'occasione per fondare e incrementare la collezione permanente del museo. Basti pensare che la collezione nasce dalle prime otto mostre temporanee del Premio Nazionale Città di Gallarate (1950-1966) e che, oltre alle edizioni del Premio che si sono susseguite ininterrottamente fino ad oggi, anche le mostre antologiche e le collettive curate direttamente dalla GAM sono state, per statuto, sempre fonte di incremento della collezione museale .
8) Bianco-Valente, Alfabeto esteso , Galleria Contemporaneo, Mestre, 1 febbraio - 22 marzo 2008.
9) Intervista di Emma Zanella a Bianco-Valente, 31 gennaio 2008, archivio GAM
10) Ibidem
11) Z.A.T. Zone Artistiche Temporanee , XXII edizione del Premio Nazionale Città di Gallarate, centro urbano di Gallarate e Civica Galleria d'Arte Moderna, (9 maggio – 25 luglio 2004, catalogo Nomos Edizioni). Alla mostra, curata da Emma Zanella, Alberto Abruzzese, Marzo Meneguzzo, Roberto Pinto, partecipano invitati i seguenti artisti: Adrian Paci, Liliana Moro, Loris Cecchini, Ciriaco Campus, Pierluigi Calignano, Luca Vitone, Giuliano Mauri, Super!, Emilio Fantin, Enrica Borghi, Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini, Chiara Dynys. Vince il concorso il Corridoio dell'Arte il collettivo M.me Duplok.

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Tratto da visibile invisibile, Bianco-Valente Opere video e ambienti 1995-2008, ed. SHINfactory, Brescia_Parigi, 2008

 
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