Bruno Di Marino, Neurovisioni, i video di Bianco-Valente, 2000
 

L'immagine elettronica costituisce nei video di Bianco-Valente una sorta di estensione cerebrale, la possibilità di una smaterializzazione corporea.

Suggestive e affascinanti, a volte rilassanti, più spesso stranianti, psichedeliche e ossessive (come il susseguirsi "strutturalista" dei volti di bambini accompagnato da una filastrocca dell'infanzia in Mind Landscape).
Le loro immagini mnemoniche fluiscono magmatiche, ribollono come una lava inarrestabile che travolge anche l'ultimo residuo corporeo e figurativo (sempre Mind Landscape). Intermittenze del cuore, della mente e della visione che parlano ai nostri sensi presenti, passati e futuri.
L'essenzialità delle loro elettrovisioni, spesso monocromatiche (il blu e l'azzurro dilaganti nei recenti video Deep in My Mind e Soft Luggage, il rosso di Still Untitled), ci riportano a un grado zero della sensorialità.

L'uso che Bianco-Valente fanno della tecnologia non è mai barocco e ridondante, ma sempre accuratamente controllato. Il contenuto è nel contenersi, senza inutili dispersioni di energia visiva e quindi di senso.
Questa filosofia dell'essenziale si oppone all'estetica dilagante del cosiddetto "postorganico" ancora troppo legata al corpo come macchina, alla performance come rituale carnascialesco e neoprimitivo.
Davanti ai loro lavori si ha la sensazione di scoprire per la prima volta l'immagine cinetico-astratta ottant'anni dopo gli esperimenti delle avanguardie cinematografiche. Classicismo tecnologico mai ingenuo, mai davvero "povero". Bianco-Valente pur giocando con la "bassa definizione" e con la "bassa risoluzione" del processo visivo di base, costruiscono immagini di grande perfezione formale.

Dell'immagine elettronica colgono la sua natura evanescente, virtuale, dinamica, metamorfica e, soprattutto, neuronica.
Il video è un processo tutto mentale. Liberarsi dal corpo vuol dire rigenerarlo, usare il medium tecnologico non per imbracare ancora di più la nostra macchina di carne, ma per ridurla a puro pensare o a puro vedere attraverso immagini che hanno la stessa natura del sogno. Il pensiero è in definitiva l'unica realtà (anche esteticamente) possibile.

 
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