Angelo Bianco, intervista a Bianco-Valente, 2014
 

Bianco-Valente / P. P.*
* testi, interviste tematiche, reprints e dispositivi di pensiero, di realtà, processi e attori del dibattito artistico contemporaneo. Editorial concept Angelo Bianco

Per questa edizione Page Properties (P.P.) dedica il suo spazio/pagina alla coppia artistica formata da Giovanna Bianco e Pino Valente. Artisti concettualmente sofisticati e fra i più interessanti del panorama italiano, svolgono, in un primo momento (1996-2003), una ricerca volta a sperimentare i linguaggi del video e dell’immagine elettronica ponendo la percezione come tema centrale della loro opera. Dal 2001 sperimentano su se stessi la fondatezza di una teoria astronomico-astrologica, legata alla possibilità di influenzare gli eventi futuri raggiungendo ogni anno, in occasione del proprio compleanno astronomico, un determinato punto del globo terrestre dove si intrecciano tempo, coordinate geografiche e struttura simbolica rappresentata dalla disposizione nel cielo dei pianeti del Sistema Solare. A questi studi è seguita un’evoluzione progettuale che mira a rendere visibili i nessi interpersonali attraverso lavori e progetti installativi che, sfruttando materiali eterogenei e alterando proporzioni e caratteri fisici, diventano fattori di strutturazione semantica dell’opera generalmente incentrata sulla relazione fra persone, eventi e luoghi o sulla variazione di mappe geografiche a cui vengono sovrapposti nuovi livelli che mettono in relazione i luoghi rappresentati. Il contributo per P.P. è un testo articolato intorno alle suggestioni di nove parole, non nove domande, ma nove temi a partire dai quali raccontare il proprio lavoro, per un’intervista come esercizio di memoria associativa che lascia la scelta di come strutturare il racconto.

Percezione >
La percezione e l’interazione delle forme viventi con la realtà esterna sono il filone centrale della nostra ricerca. Abbiamo indagato questi temi con diverse modalità espressive, dal semplice atto di scrivere con il carboncino sul muro alla creazione di installazioni complesse, dove entità artificiali come computer vengono attivate per produrre dei fenomeni percepiti dalle persone come naturali. Cercare di capire come funziona la nostra struttura percettiva ci ha spinto a studiare l'evoluzione delle forme di vita sulla terra; le dinamiche che mantengono in continuo equilibrio gli ecosistemi, ci ha fatto capire come un semplice errore nella routine di copia del codice genetico possa, in alcuni casi, migliorare l'adattamento di un essere vivente al suo mondo che cambia. Abbiamo anche percepito il disagio degli scienziati che studiano la complessità dei fenomeni non ripetibili, utilizzando uno strumento inadatto come il metodo scientifico.

Natura >
È probabilmente l’elemento che più ci manca nel nostro quotidiano, proviamo una fortissima attrazione per gli spazi verdi, i boschi e le montagne, ma riusciamo a concederci il lusso di viverli solo di tanto in tanto. Sarà una strana forma di compensazione, ma molte scene dei nostri primi video sono delle soggettive girate nei prati o nei boschi o rappresentano la figura umana immersa nella natura.

Napoli >
È il luogo dove abbiamo scelto di vivere, una città fondata 2500 anni fa su una sottile striscia di terra sospesa su due enormi caldere vulcaniche pronte ad esplodere da un momento all’altro. A seconda della prospettiva da cui si decide di guardarla, Napoli può somigliare al paradiso o all’inferno. Vivendoci, impari che è tutte e due le cose contemporaneamente.

Tecnologia > Si è continuamente tentati di fare sfoggio della tecnologia di cui si dispone per creare opere che stupiscano il pubblico, ma si tratta di un’arma spuntata. Legarsi eccessivamente alla tecnologia, fino a farla diventare il senso stesso delle proprie opere, porta a realizzare lavori che invecchiano velocemente (insieme ai dispositivi che li hanno generati). Crediamo invece che se la tecnologia diventa solo un mezzo con cui indagare concetti filosofici o le problematiche proprie dell’esistenza umana, si può arrivare alla formalizzazione di un’opera che non teme il confronto col tempo.

Ciro Discepolo > L’incontro con Ciro Discepolo separa sicuramente un prima e un dopo nella nostra vita. Ciro è una persona di cultura e un uomo pragmatico e l’incontro con lui e la sua Astrologia Attiva è stato l’inizio di un lungo viaggio che ci ha avvicinato ad alcune forme di conoscenza che fanno parte del bagaglio culturale dell’umanità. Informazioni che hanno attraversato i millenni per giungere fino a noi. Dal 2001 sperimentiamo su noi stessi la sua teoria delle Rivoluzioni Solari Mirate e il beneficio più grande che abbiamo avuto è stato quello di avere acquisito una nuova consapevolezza sull’importanza delle combinazioni simboliche, dell’aver imparato a saper cogliere il momento giusto per fare ogni cosa e conoscere profondamente i propri punti di forza (e le proprie debolezze).

Video >
Non dipingendo e avendo una relazione problematica con le “belle arti” è stato il primo mezzo espressivo che abbiamo utilizzato per creare il nostro immaginario.
Le videocamere analogiche della metà degli anni ‘90 erano perfette per creare immagini a bassa risoluzione, evanescenti e distorte nei colori e nelle forme, tutte caratteristiche che le avvicinavano all'immagine mentale che intendevamo rappresentare elettronicamente. Utilizzare le proiezioni video ci ha anche educato a gestire lo spazio espositivo come se fosse un unico volume e a non avere alcun timore degli spazi molto grandi. Il video ci ha anche spinto ad attivare diverse collaborazioni con musicisti, e con alcuni di essi si è sviluppato un legame molto profondo che non smette mai di donarci altre cose.

Fotografia > Prima di conoscerci avevamo ovviamente avuto degli approcci con la fotografia chimica, lo sviluppo e la stampa casalinga del bianco e nero, la gestione delle inquadrature etc. Il video ha messo però da parte queste nostre attitudini per almeno un decennio, in quanto il fascino evocativo legato alla volatilità dell’immagine elettronica, la sua duttilità erano diventati dei fattori imprescindibili. Abbiamo quindi utilizzato la fotografia solo saltuariamente come mezzo di documentazione delle opere. Nel 2006 abbiamo ripreso ad utilizzare la macchina fotografica che però nel frattempo era diventata digitale.

Pubblico > La prima considerazione su questa parola si riferisce allo “spazio pubblico” con cui amiamo confrontarci. L’idea è quella di allestire le opere d’arte in uno spazio che non si cela dietro alcuna porta, può essere una piazza, lo svincolo di una strada statale, la facciata di un edificio, all’occorrenza anche la sala interna di un bar di paese. Le persone hanno così la possibilità di entrare in relazione con un’opera d’arte senza la mediazione di uno spazio deputato che faccia da cornice o che crei un contesto definito dalla “grammatica dell’arte” a cui tutti devono far riferimento. Un’opera allestita in questo modo è destinata ad essere vista da passanti che normalmente non andrebbero in una galleria o in un museo e, cosa ancora più importante, può alterare la socialità dello spazio pubblico in cui viene allestita. Questo attiva dei risvolti molto interessanti e pone l’artista nella necessità di immaginare un’opera che sia “universale” nel senso più profondo del termine.

Basilicata >
Il luogo nascosto, i grandi spazi verdi con poche case sparse, la tenacia con cui l’uomo si attacca alla terra che è difficile da lavorare e che non è in grado di offrire molto. La semplicità in grado di spazzare via con un soffio tutte le inutilità generate dall’abbondanza. Questa terra identifica un nostro “ritorno” ancora più ancestrale rispetto al tornare al luogo dove abitualmente viviamo.

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aprile 2014

 
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