Bianco-Valente, Unità minima di senso, Galleria Alfonso Artiaco, Pozzuoli
8 novembre - 18 dicembre 2002

Bianco-Valente, Unità minima di senso, 2002, biro su carta, 1,5 Km X 2 cm, Installation view at Galleria Alfonso Artiaco, Pozzuoli
Bianco-Valente, Unità minima di senso, 2002, biro su carta, 1,5 Km X 2 cm, Installation view at Galleria Alfonso Artiaco, Pozzuoli
Bianco-Valente, Unità minima di senso, 2002, biro su carta, 1,5 Km X 2 cm, Detail
Bianco-Valente, Unità minima di senso, 2002, biro su carta, 1,5 Km X 2 cm, Detail
Bianco-Valente, Unità minima di senso, 2002, biro su carta, 1,5 Km X 2 cm, Detail

Unità minima di senso

Negli anni intorno al 2000 i nostri studi sulla dualità corpo-mente e sulla fisiologia del cervello, in particolare su come gli esseri viventi riescano ad interagire con la realtà esterna, ci aveva inevitabilmente portato ad imbatterci nelle ricerche sull'intelligenza artificiale, iniziate negli anni 50 da Alan Turing, John von Neumann e altri.
Già all'epoca, pur non disponendo della tecnologia necessaria, si immaginavano macchine (computer e software) che sviluppassero comportamenti intelligenti o che almeno fossero in grado di utilizzare plasticamente il ricordo delle proprie esperienze per rispondere in maniera sempre più attinente agli stimoli esterni, migliorando ogni volta il proprio adattamento e i propri modelli di interazione.
Non è un caso che proprio nel 1950 venne formalizzato il famoso Test di Turing che un computer "intelligente" avrebbe dovuto superare per poter essere definito tale.

Tornando alla fine degli anni '90, restammo sorpresi nell'apprendere che molti team di ricercatori si dicessero pronti ad accendere le macchine intelligenti su cui stavano lavorando, ma che non avevano ancora risolto uno degli aspetti più complessi della faccenda: come dare a queste macchine gli input iniziali che gli permettessero di avere una cognizione di base su come fosse fatto e come funzionasse il mondo?
Stiamo parlando di quel lunghissimo processo di educazione in cui i genitori, durante i primi anni di vita dei propri figli, illustrano loro il mondo in base alle proprie esperienze e a ciò che gli è stato tramandato. Ed è proprio a partire da queste prime nozioni che il bambino comincerà a fare le proprie esperienze personali che daranno forma alla sua visione del mondo.
Proprio in quegli anni internet si stava diffondendo in maniera esponenziale e alcuni ricercatori proponevano di collegare queste menti artificiali al web, surrogato del mondo reale, per soddisfare il fabbisogno di informazioni di base della macchina. Altri team di ricercatori, sempre sfruttando le potenzilità di internet, pensavano invece che fosse meglio coinvolgere moltissime persone, chiedendo a ognuno una brevissima definizione del mondo in cui viviamo, frasi tipo "il Sole è giallo", "la Luna è rotonda", etc. La macchina avrebbe memorizzato queste nozioni e sarebbe poi stata in grado di intrecciare molto velocemente questa grande quantità di informazioni, per interagire in modo "sensato" con gli umani e il mondo esterno.

Da questi stimoli nacque l'idea di realizzare Unità minima di senso.
In un primo momento intendevamo redigere noi stessi un lunghissimo elenco di queste brevissime definizioni, ma poi decidemmo di sviluppare il lavoro in maniera differente. Descrivemmo gli eventi principali che ci avevano formato come persone su di un lungo nastro di carta velina (ognuno indipendentemente dall'altro), a favore di una ipotetica macchina intelligente che un giorno lo avrebbe letto per formarsi un'idea di base del mondo, partendo dall'unione indistinta delle nostre due esperienze di vita.
L'idea era anche quella di affidare ad un nuovo supporto non organico le esperienze più importanti vissute fino a quel momento, affinchè le traghettasse nel futuro (in quel periodo riflettevamo molto sul fatto che tutto l'immaginario che è nella nostra mente è destinato ad andare perso con il disfacimento del corpo). Ovviamente si trattava di un'operazione paradossale, visto quanto sottile e delicato fosse il nastro utilizzato. Il fatto che ci sopravviva è solo una possibilità.
Andammo avanti per mesi e prima della mostra riuscimmo a completare un chilometro e mezzo di nastro che mostrammo poggiandolo direttamente sul pavimento della galleria. Dava l'impressione di essere un grande cervello popolato da una massa caotica di pensieri.
Lasciammo che le persone venute all'inaugurazione fossero libere di leggerlo e mentre lo facevano, tirando ognuno una parte di nastro, sembrava che stessero penetrando nella nostra interiorità.
Riuscimmo a rilassarci quando ci accorgemmo che non era possibile leggere completamente le descrizioni, in quanto il nastro era molto ingarbugliato e costringeva le persone, per non romperlo, a saltare da un pensiero all'altro.

Ci ha sempre affascinato il fatto che Unità minima di senso fosse un'opera intrinsecamente legata alle ricerche sull'intelligenza artificiale e sui computer più avanzati disponibili in quegli anni, ma che avesse allo stesso tempo una formalizzazione molto lontana dalla tecnologia, trattandosi unicamente di carta, scrittura e pensiero.


Bianco-Valente, febbraio 2015

 

Bianco-Valente, U.M.S., 2002, 1 bit digital drawing
Bianco-Valente, U.M.S., 2002, 1 bit digital drawing
Bianco-Valente, U.M.S., 2002, 1 bit digital drawing
Bianco-Valente, U.M.S., 2002, 1 bit digital drawing
Bianco-Valente, U.M.S., 2002, 1 bit digital drawing
Unità minima di senso, 2002, video, endless loop
Deep Blue Ocean of Emptiness, 2002, video, 3'38", Sound design by Mou, Lips! _ youtube _
L'invito della mostra / The Invitation Card of the Exhibition

Bianco-Valente, Unità minima di senso
Conosciamo e riusciamo a definire il mondo che ci circonda costruendo e disfacendo nella mente un vastissimo puzzle di cognizioni elementari che intrecciate fra loro possono costituire la base delle intuizioni più complesse o lo scenario irreale che accoglie i nostri passi nei sogni più stranianti.

Unità minima di senso
E’ un sottile nastro di carta lungo un chilometro, sul quale negli ultimi mesi abbiamo descritto le immagini e i ricordi che più hanno segnato la nostra storia personale. Pensieri sparsi, unità minime di un disegno attorno al quale si è costruita la nostra esistenza.
Abbiamo cercato di tirare fuori le labili tracce impresse nella mente per affidarle, tramite la scrittura, a questo fragilissimo nastro di carta che le traghetterà nel futuro. I disegni dal tratto scarno e infantile di u.m.s. ritraggono alcuni momenti dell'infanzia così come noi li abbiamo visti e vissuti. Li abbiamo tracciati con il mouse.

Comunicato stampa della mostra (Pdf)

 

Bianco-Valente, Unità minima di senso (minimum unit of meaning)
We know and are able to define the world around us by assembling and dismantling in our mind an extended puzzle of basic principles of knowledge.
They can be, if braided each others, the basis of more complex intuitions or even the unreal scenario that accompanies our steps in the most estranging dreams.

Unita' minima di senso (minimum unit of meaning)
It’s a kilometre of thin white paper tape on which, in the last few months, we have described the most important images and memories that left their mark in our own life.
Spreaded thoughts, lowest unities of a drawing around which our existence has been built. We tried to take out fleeting traces impressed in our mind committing them to this faint paper tape that will carry them out to future.
The drawings (ums) have lean and childish strokes and portray some of our childhood events just as we experienced and perceived. We drew them by the mouse of the computer.

Press Release (Italian) (Pdf)

 
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