Bianco-Valente, Il libro delle immagini,
Postmedia books, 2020
208 pagine 16,90 Euro



Bianco-Valente, Il libro delle immagini, Postmedia books, 2020
Un esteso esperimento sulla percezione, una mostra diffusa, un libro d'artista che include testi di Monica Carocci, Emilia Giorgi, Manuel Orazi, Lisa Parola, Vincenzo Tenore, Pietro Gaglianò, Claudia Losi, Stefano Coletto, Aurora Fonda, Giovanni Innella, Roberta Valtorta, Lorenzo Madaro, Silvia Bordini, Massimiliano Tonelli, Vincenzo Estremo, Andrea Canziani, Daria Filardo, Fuani Marino, Sasvati Santamaria, Florian Hüttner, Marco Izzolino, Elena Magini, Guglielmo Finazzer, Maria Rosa Sossai, Costanza Meli, Maria De Vivo, Roberto Pinto, Emanuela Barbi, Nicola Ciancio, Alfredo Cramerotti, Antonello Tolve, Carlo Vanoni, Marco Senaldi, Agata Polizzi, Cecilia Guida, Giovanni Viceconte, Teresa Macrì, Lelio Aiello, Pino Corrias, Emanuela De Cecco, Ciro Discepolo, Elisabetta De Luca, Martinelli/Venezia, Massimo Mattioli, Francesco De Grandi, Marina De Chiara, Francesco Lauretta, Eugenio Tibaldi, Serena Carbone, Jota Castro, Angelo Bellobono, Carmela Cammarata, Luigi Pagliarini, Ernesto Luciano Francalanci, Elena Giulia Rossi, Matteo Innocenti, Riccardo Caldura, Driant Zeneli, Alessandro Castiglioni, Giuseppe Giacoia, Daniela Comani, Maria Carmen Morese, Gennaro Bencivenga, Laura Barreca, Stefania Crobe, Anna Mazza, Roberto Lacarbonara, Tiziana Terranova, Serena Fineschi, Maria Teresa Annarumma, Marcello Smarrelli, Giancarlo Norese, Pasquale Campanella, Fabio Landolfo, Andreas Schlüter, Maurizio Braucci, Gabi Scardi, Adriana Rispoli, Marco Enrico Giacomelli, Giulia Grechi, Valeria Bottalico, Gianni Romano, Nicolas Martino, Marco Petroni.

Dalla prefazione di Brunella Velardi:
Meme, selfie, gif, loghi, icone: in questo libro non troverete nulla di tutto ciò. Solo immagini. Immagini immaginate, immaginarie, immaginifiche. Immagini che ricordano altre immagini e producono nuove immagini. Vi accadrà di avere nostalgia di una fotografia, cosa importa se non l'avete mai vista? Vi troverete irretiti in un turbinio di ricordi, fantasie, suggestioni che vi accorgerete essere inaspettatamente e intimamente vostri. Il libro delle immagini è un progetto che nasce da una serie di fotografie scattate e poi scartate, disperse, scelte, regalate, raccontate.
Bianco-Valente intrecciano i fili che da uomini e donne sconosciuti conducono a una precisa costellazione di persone, consegnandone poi i lembi ai lettori di questo libro. Pagine che nascono dal più tradizionale dei formati dell'arte: un'immagine racchiusa in una cornice, perché nell'epoca della rappresentazione e autorappresentazione digitale, del dominio assoluto della comunicazione visiva, accade anche che ad innescare l'emozione più autentica sia un'immagine antica e, per di più, non vista. Prende forma, così, un ipotetico itinerario espositivo che si dipana in ottantaquattro tappe permanenti, tra studi e abitazioni dei nuovi proprietari delle foto.

Recensione di Maura Picciau pubblicata su Alias / Il Manifesto il 28 marzo 2020
Ne Il libro delle immagini di Bianco-Valente, c’è una sola immagine, quella di copertina: un bambino salta giù da un muretto, nella luce estiva, alta e bianca, e il suo corpo proietta a terra un’ombra netta, la silhouette di un volo d’infanzia, quando saltare è un bisogno. Alle sue spalle un paesaggio marino di pini e acqua, un’impressione di vento, e il bianco e nero- un po’ sfocato - degli anni Sessanta. Teniamo presente l’energia visiva, e fisica, di questo scatto, perché la sua essenza di foto anonima eppure evocativa, quella familiarità che ne promana, come di un’infanzia possibile, ci servirà a capire. Il libro delle immagini (Postmedia Books, 2020) è il libro d’artista che conclude un progetto singolare e prezioso, ideato e realizzato con operosità paziente da Bianco-Valente, coppia di artisti visuali e concettuali, uniti nel lavoro e nella vita. In viaggi e vagabondaggi artistici ed esistenziali Bianco-Valente hanno raccolto qua e là, nei mercatini, nelle vecchie librerie, delle foto d’epoca: sono foto orfane, prive di didascalia, di testo e contesto, di colori e riferimenti geografici precisi. Documenti smarriti, indizi di difficile interpretazione, queste foto sono fantasmi di un fatto trascorso, di vite vissute, di storie ignote eppure accadute. Bianco-Valente ne hanno scelto 84 di piccolo formato, le hanno firmate sul retro – dunque riconoscendole come proprie opere d’arte, diventandone gli autori - le hanno incorniciate in legno chiaro, cm 23 x 23, e spedite ad altrettante persone (amici, artisti, critici, scrittori, storici dell’arte, architetti), invitandole poi a restituire un testo descrittivo della foto loro donata. Nasce così un doppio livello estetico del progetto Il libro delle immagini, quello dell’installazione diffusa nelle case o negli studi dei futuri narratori e quello dei racconti scaturiti dalla convivenza e dal confronto di questi ultimi con la fotografia scelta per ciascuno di loro.
Bianco-Valente hanno dato luogo ad un’opera relazionale intensa e in divenire perché, scorrendo le oltre duecento pagine, il lettore è chiamato a partecipare al processo di immaginazione e di figurazione nella mente delle foto assenti. Le grandi assenti, le foto, fortemente presenti. Il lettore avanza con trepidazione nel percorso narrativo, consapevole che la sequenza riserverà sorprese: ci sono racconti estivi oppure autunnali, di bambini e di donne, madri o mogli, di amori e separazioni, di automobili e treni e corriere, di borghi antichi e periferie urbane. E c’è un Sud rurale, dagli anni Trenta al secondo dopoguerra, un Mediterraneo luminoso e silente, vivido di usanze e affetti, ritratto prima del declino. E così ogni singola fotografia, anche quelle i cui autori hanno poi rinunciato, per pudore o ritrosia, a narrare, diventa protagonista di un racconto insieme storico e letterario, nella duplice valenza che un testo fotografico (una foto quale documento) reca in sé.
Diceva Roland Barthes, citato a più riprese, che la fotografia “non dice necessariamente ciò che non è più, ma solo per certo ciò che è stato”: questo assunto, l’immanenza del fatto avvenuto, e quindi l’interazione emozionale delle foto d’epoca con il tempo presente, fa da presupposto all’intero progetto. Raccogliere le foto antiche e disperse, la loro selezione, il donarle, attenderne la descrizione, riunire i racconti in un libro dal costo abbordabile- verrebbe da dire democratico -e offrire il prodotto finale alla fruizione di un pubblico comune: tutto ciò costituisce e rappresenta un’operazione artistica di valore, che merita attenzione.
Bianco-Valente ci richiamano, in un’epoca sovraffollata di immagini caduche e affette da narcisismo, al potenziale creativo e poetico di un’immagine, nel generare pensiero e immaginazione nuovi. Nel leggere Il libro delle immagini ci si scopre vieppiù a fantasticare sulle immagini segrete descritte, poiché i testi descrittivi inducono a produrre nuove immagini: immagini immaginate, immaginarie, immaginifiche, come dice Brunella Velardi nella bella prefazione.
Il libro delle immagini è una pubblicazione originale e curiosa, nell’ecolalico panorama editoriale italiano, per il suo approccio di dialogo e di ascolto rispetto ad un tema di grande attualità, quello dell’apporto della fotografia alla creazione dell’identità personale e collettiva. In questo volume si propone una raccolta di meditazioni e pensieri su cosa sia oggi la fotografia, in generale, a partire ogni volta da una fotografia in particolare. Si tratta dunque di un avvincente saggio di estetica della fotografia, godibile come un libro di narrativa che cela, invece, un’articolata riflessione metalinguistica. L’opera è una proposta culturale tanto più apprezzabile in tempi in cui il consumo di immagini fotografiche, nel mondo digitale e dei social, le rende evanescenti.  L’editore Gianni Romano riguardo a Il libro delle immagini dice trattarsi “di un progetto che non finisce con la pubblicazione. È destinato a produrre incontri tra chi vi ha partecipato e chi si interessa ad arricchire quel discorso sulla fotografia a proposito del quale tecnologia e mercato non bastano a definirne i confini”. Bianco-Valente operano per sottrazione, astraendo – atto tanto più forte perché agito da artisti visuali – l’immagine dal campo visivo e riportando al centro la parola per fare nascere nuove immagini: un gesto artistico forte e nettamente autoriale, che vuole allargare, il più possibile, la platea dei lettori/sognatori. Un libro intenso, che ciascuno farà suo, con l’impressione di ricordare o rivedere l’album delle foto di famiglia, oppure di leggere un romanzo dai molti personaggi senza nome, eppure ben delineati, ancorché leggermente fuori fuoco o imbruniti dal tempo.


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- Maggiori informazioni sul sito di Postmedia books

Recensioni:
- Alias / Il Manifesto
- Artribune.it
- Segno
- Exibart
- Artribune Magazine
- Fotocrazia


Maura Picciau, excerpt from the review published on Alias - ​​Il Manifesto on March 28, 2020
There is only one image in the Il libro delle immagini (The book of images) by Bianco-Valente, the cover image: a child jumps off a wall, in the high and white summer light, and his body casts a clear shadow on the ground, the silhouette of a childhood flight, when jumping is a need. Behind him a seascape of pine trees and water, an impression of wind, and the black and white - a little blurred - of the sixties. Keep in mind the visual and physical energy of this shot, because its essence of anonymous yet evocative photo, the familiarity that emanates from it, as of a possible childhood, will help us understand. Il libro delle immagini (Postmedia Books, 2020) is the artist's book that concludes a singular and precious project, conceived and carried out with patient industriousness by Bianco-Valente, a pair of visual and conceptual artists, united in work and life. In their artistic and existential travels and wanderings, Bianco-Valente have collected vintage photos here and there, in the markets, in old bookstores: they are orphaned photos, without caption, text and context, colors and precise geographical references.
Photos as lost documents, clues that are difficult to interpret, ghosts of a past event, of lives lived, of unknown yet happened stories. Bianco-Valente chose 84 small format of them, signed them on the back - therefore recognizing them as their own works of art, becoming their authors - framed them in light wood, 23 x 23 cm, and sent to as many people (friends, artists, critics, writers, art historians, architects) inviting them to return a descriptive text of the photo given to them. Thus a double aesthetic level of the project The book of images was born, that of the installation spread in the homes or studios of future storytellers and that of the stories resulting from the coexistence and comparison of people with the photography chosen by the artists for each of them.
Bianco-Valente gave rise to an intense and evolving relational work because, by scrolling over two hundred pages the reader is called to partecipate in the process on imagination and figuration in her/his mind of the absent photos. The large absentees, the photos, are strongly present. The reader proceeds with trepidation along the narrative path, aware that the sequence will hold surprises: there are summer or autumn tales, there are tales of children and women, mothers or wives, of loves and separations, of cars and trains and courier, of ancient villages and suburbs urban. And there is a rural South, from the 1930s to the post-war period, a bright and silent Mediterranean, vivid with customs and affections, portrayed before the decline. And so every single photograph, even those whose authors through modesty or reluctance have then given up to narrate, becomes the protagonist of a story that is both historical and literary, in the dual value that a photographic text (a photo as a document) carries within itself.
Roland Barthes, quoted several times, said that photography "does not necessarily say what it is no longer, but only for certain what it was": this assumption, the immanence of the happend event and therefore the emotional interaction of the vintage photos with the present time, is the basis for the entire project. Collecting old and lost photos, selecting them, donating them, waiting for their description, bringing the stories together in an affordable book - we would say democratic - and offering the final product to the enjoyment of a common public: all this constitutes and represents a valuable artistic operation that deserves attention. Bianco-Valente remind us, in an era overcrowded with deciduous images affected by narcissism, the creative and poetic potential of an image in generating new thought and imagination. In reading The book of images one discovers oneself more and more to fantasize about the secret images described, since the descriptive texts induce to produce new images: imagined, imaginary, imaginative images, as Brunella Velardi says in the beautiful preface.
The book of images is an original and curious publication in the crowded Italian publishing panorama, for its approach to dialogue and listening to a very topical issue, that of the contribution of photography to the creation of personal and collective identity. This volume proposes a collection of meditations and thoughts on what photography is in general today, starting from a particular photograph each time. It is therefore a compelling essay on the aesthetics of photography, enjoyable as a fiction book that conceals, instead, an articulated metalinguistic reflection. The artwork is a cultural proposal all the more appreciable in times when the consumption of photographic images, in the digital and social media world, makes them evanescent. The publisher Gianni Romano regarding The book of images says it is "a project that does not end with publication. It is destined to produce encounters between those who participated at it and those interested in enriching that discourse on photography about which technology and the market are not enough to define its boundaries ". Bianco-Valente operate by subtraction, abstracting - an act much stronger because acted by visual artists - the image from the visual field and bringing the word back to the center to give birth to new images: a strong and clearly authorial artistic gesture, which wants to enlarge as much as possible the audience of readers/dreamers. An intense book, which each will make his own, with the impression of remembering or reviewing ones family photo album or reading a novel with many nameless characters, yet well delineated, even if slightly out of focus or darkened by time.


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