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Sistema geografico di natura emozionale, il procedimento estetico adottato da Bianco-Valente rompe gli argini della cartografia classica per dar luogo ad un discorso riflessivo di natura connettiva, reattiva, relazionale. Il loro lavoro deforma e manipola i punti cardinali del mondo (e, in alcuni casi, della natura) per dar vita ad ambienti mentali, strutture fluide che reinvestono le cose con una linfa creativa tesa ad articolare percorsi plurivochi. Accelerati, questi, da una mappa elettronica massicciamente calibrata sull'asse dell'alterazione sensoriale.
Producendo un unguento creativo che riduce e cortocircuita il reale a favore di una manovra poetica che mette in risalto il mentale, Bianco-Valente trasformano il bello di natura in un bello artificiale (Hegel) che mira ad incantare il fruitore con astrazioni visive altamente leggere, apparentemente fragili e delicate.
Dalla sociologia all'antropologia, dalla geologia alla geografia estesa, appunto, dalla psicologia cognitiva alla materia tecnologica tout court, dalla letteratura alla musica. Per giungere, poi, all'imprevedibilità della storia (Popper), all'antroposofia e alla matematica, Bianco-Valente propongono un atteggiamento linguistico che si muove lungo i sentieri di saperi differenti per tratteggiare un labirinto di forme e figure, di suoni e rumori, di luci, ombre e sembianze che raccontano e decodificano spazi, luoghi, occasioni, passaggi e paesaggi vitali.
Ingegneri di un pensiero che morde le labbra alla logica per proiettare lo spettatore in un mondo fantastico ed incontaminato, il duo struttura opere tese a reimpaginare la vita per investigare, con eleganza, la trasparenza della materia di cui sono fatti i sogni (Shakespeare).
Collegamenti. Brecce che mettono in relazione il singolare e il plurale. Azioni di interazione sostenibile (ai limiti del credibile). Raccordi tra sensibilità diverse. Estensioni mentali (Rupert Scheldrake ha monitorato e teorizzato, per tempo, i paesi e i paesaggi della mente estesa) e aggregazioni creative. Il loro è un lavoro in cui, alla perdita del centro fa da contro altare, nell'immediato, una galassia sensoriale che intreccia scienza e tecnica per dar vita ad un atlante tecnologico del meraviglioso decisamente agile, delicato, accattivante.
Deep in My Mind (1997), Home, soft immaterial home (2000), Volatile (2001), Machine is Dreaming (2001), Unità minima di senso (2002-2003), unità che ritorna e si trasfigura, in seguito, in una meravigliosa installazione site-specific realizzata nel 2007 per la piazzetta di San Nicola, a Latronico (in Basilicata). E poi, Jsr e Rem (2002), splendidi light-box eseguiti per la metropolitana di Napoli. Ma anche Relational Domain (2005), Tempo universale (2007), Raw material (1994-2008) e il doppio progetto di Visibile Invisibile (quello del 2008 e quello del 2009). O le recenti ricapitolazioni di Relational (2010) e l'avvincente leggerezza de L'insostenibile calma del vento (The Unbearable Calmness of Wind), suggestivo mélange di frequenze proairetiche date in tempo reale e tradotte in suoni per dar vita ad una espressione del vento che racconta le sue avventure, il suo peregrinare al di là del tempo e della storia.
Seguendo le linee generali della teoria d'interazione e connessione proposta da Gregory Baterson in uno dei suoi volumi più significativi, Mind and Nature , e attraversando inoltre le metamorfosi del territorio sociologico che il ricercatore inglese Mark Buchanan ha approfondito in un lavoro del 2002, Bianco-Valente costruiscono un palinsesto visivo in cui s'attorcono storie, formule legate ad una nuova retorica della variazione (Lévi-Strauss), forme che propongono, di opera in opera, la varietà dei sensi, la costante propensione dell'opera all'apertura, all'oltrepassamento, al divenire delle società e dei vari stili di vita.
Vibrazioni sensitive, smagliature linguistiche, perdite impalpabili di senso e ritrovamenti estranianti in grado di massaggiare e deliziare i sensi del fruitore. Le opere proposte da Bianco-Valente invertono il sogno fisico in sogno metaforico dell'arte per aprire scenari obliqui e ubiqui , interazioni liquide, visioni e composizioni postorganiche, analisi neofisiche e ricerche temporospaziali che ricalibrano lo sguardo su eterotopie, eterocronie (Foucault) ed eterocromie dense di rimandi al mondo della vita e a quello che vita non è.
R. Scheldrake, The sense of being stared at, Three Rives Press, New York 2003.
G. Baterson, Mind and Nature. A Necessary Unity, Bantam Books, Toronto 1980.
M. Buchanan, Nexus. Small Worlds and the Groundbreaking Science of Networks, W. W. Norton, New York 2002.
A. Tolve, Ubiquità. Arte e critica d'arte nell'epoca dell'informazione globale, in «Exibart On Paper», a. X, n. 71, gennaio-febbraio 2011, p. 35.
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Tratto dal libro Geografia delle emozioni - Geography of Emotions, di Antonello Tolve ed. MMMAC
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